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La soluzione non vive nello stesso stato di coscienza del problema

Ci hanno insegnato che, quando qualcosa non funziona, dobbiamo pensarci di più. Analizzare. Capire. Scomporre. Trovare la causa giusta.

Eppure, se guardiamo con onestà la nostra esperienza, scopriamo una verità scomoda:
più pensiamo dentro il problema, più restiamo intrappolati nel problema.

Se sei dentro il problema, non sei nel posto giusto per la soluzione.

Non perché manchi intelligenza.
Ma perché la soluzione non vive nello stesso stato di coscienza che ha generato il problema. L’ho capito tardi, dopo aver passato molto tempo a cercare soluzioni restando nello stesso punto.

Come uscire dalla ruminazione mentale

Ci sono momenti in cui il pensiero non è uno strumento, ma una stanza chiusa.
La mente gira in tondo, ripete le stesse domande, produce sempre le stesse risposte.
In quei momenti non siamo in difficoltà perché non capiamo abbastanza.
Siamo in difficoltà perché siamo identificati.

Identificati con:

  • la storia che ci raccontiamo
  • l’emozione che ci attraversa
  • il ruolo che stiamo difendendo
  • la paura che chiede controllo.

E da lì, qualunque soluzione nasce già limitata.
Non serve capire di più. Serve spostarsi.
Qui arriva il punto chiave, spesso controintuitivo:
Non serve analizzare meglio il problema.
Serve cambiare “posto” interiore.
Cambiare stato di coscienza. 
A volte semplicemente fermarsi e guardare da lì.
Non è fuga. È trascendenza.

Come quando:

  • fai una passeggiata nella natura e, senza cercarlo, qualcosa si chiarisce
  • resti in silenzio e una tensione si scioglie
  • osservi qualcosa di vivo e senti che il tempo rallenta

In quei momenti il problema non è risolto “razionalmente”.
Ma non sei più lo stesso che lo stava vivendo.

La natura non risolve: riallinea

La natura non dà risposte. Non spiega. Non consola.
Ma riporta il sistema a un ordine più ampio.
Quando entri in contatto con qualcosa di più grande di te, il problema perde centralità.
E in quello spazio, spesso, la soluzione emerge da sola.
Non perché l’hai trovata. Ma perché hai cambiato frequenza.

Il vero movimento non è via dal problema, ma oltre

Spostarsi di livello non significa evitare il dolore.
Significa non ridursi a esso.
Il problema resta. La situazione resta. Ma tu non sei più schiacciato dentro.
Ed è solo da lì che:

  • nasce un insight vero
  • si apre una scelta nuova
  • emerge un gesto giusto, non reattivo

La soluzione non arriva quando forzi.
Arriva quando crei lo spazio perché possa manifestarsi.

Una domanda che apre

La prossima volta che sei bloccato, invece di chiederti:

Come risolvo questo problema?

prova a chiederti: 

Da quale stato di coscienza sto guardando questa situazione?

E poi fai una cosa semplice, concreta:

  • cammina
  • osserva
  • respira
  • ascolta
  • stai

Non per distrarti, ma per spostarti di livello.
Perché alcune soluzioni non si trovano.
Arrivano mentre stai facendo tutt’altro.

Cristina Turconi
Mentore e Master Trainer dello Sviluppo del Potenziale Umano HPM™
Executive & Business Coach
Counselor • Formatrice e Facilitatrice Aziendale

Nota a margine
Quello che condivido nell’articolo è sostenuto anche dalla ricerca in psicologia e neuroscienze.

  • Studi sull’alterazione degli stati di coscienza senza farmaci mostrano come il cambiamento dello stato attentivo favorisca insight e riorganizzazione interna (Introduction to Psychology – Canadian Edition).
  • Le ricerche su coscienza e neuroplasticità evidenziano che nuove esperienze e stati di presenza modificano i circuiti cerebrali (Frontiers in Psychology).
  • Uno studio pubblicato su PNAS mostra che l’esperienza della natura riduce la ruminazione e l’attivazione della corteccia prefrontale subgenuale, associata al pensiero ripetitivo (Bratman et al.)

Temi connessi: 
Cambiare stato di coscienza, consapevolezza emotiva, ruminazione mentale, insight e trasformazione, presenza e consapevolezza, mente e coscienza, esperienza vissuta, cambiamento profondo

Capacità di apprendimento e stili di apprendimento

Articolo estratto con il permesso dell’autore dal testo di Daniele TrevisaniIl potenziale umano. Metodi e tecniche di coaching e training per lo sviluppo delle performance”. Franco Angeli editore, Milano.

La necessità di crescita personale e professionale

L’individuo ha la capacità di apprendere costantemente dall’ambiente e dall’esperienza, date condizioni adeguate.

Per sbloccare i percorsi di apprendimento è necessario attivare gli strumenti della formazione esperienziale, basati sui principi dell’andragogia (scienza della formazione dell’adulto), che valorizzano il “fare attivo” come strumento per apprendere, opposto ad un “ascolto passivo”.

Le relazioni tra apprendimento ed energie mentali sono quindi sia di tipo interno (responsabilità dell’individuo) che di tipo esterno (responsabilità dei formatori, insegnati, pedagogisti e istituzioni preposte alla formazione).

Principio 12 – Capacità e condizioni di apprendimento

Le energie mentali diminuiscono o si esauriscono quando:

  • l’individuo non vede nella propria esperienza alcun elemento di apprendimento e accetta passivamente questa condizione;
  • l’individuo non sente bisogno di apprendere;
  • l’individuo non attiva percorsi autonomi ed esperienze guidate di riflessione sull’esperienza tali da generare apprendimento;
  • l’individuo perde curiosità verso il mondo, verso il sapere e verso l’acquisizione di nuova conoscenza (fattori interni);
  • i metodi formativi e di insegnamento utilizzati inibiscono il ruolo attivo del soggetto nell’apprendimento;
  • le tecniche di formazione e apprendimento non riescono a risvegliare curiosità, volontà e motivazione verso la crescita e acquisizione di saperi, abilità fare o nuovi atteggiamenti (fattori esterni).

Le energie mentali aumentano quando:

  • l’individuo riesce a creare esperienze di apprendimento nel suo vissuto quotidiano;
  • nasce o viene stimolato il bisogno di apprendere e il piacere di apprendere;
  • aumenta il bisogno di conoscenza e di ricerca;
  • vengono utilizzate tecniche che facilitano l’apprendimento in modo attivo, partecipativo, esperienziale.
Capacità di apprendimento e stili di apprendimento

La condizione primaria dell’apprendimento è la volontà di apprendere e la curiosità, una condizione naturale dell’essere umano che i bambini manifestano chiaramente, chiedendo in continuazione “perché” e ponendo ogni altro genere di domanda.

Le modalità distorte della pedagogia reale, i metodi utilizzati per insegnare, portano spesso ad una condizione in cui apprendimento equivale a noia e frustrazione.

Per questo, alcuni individui finiscono per compiere l’equazione “apprendimento = studio = noia = sofferenza”, e interrompono il proprio percorso di ricerca e di crescita.

Risvegliando la curiosità verso il mondo e verso la conoscenza in sé intesa come scoperta, è possibile attivare nuove energie mentali.

Ogni individuo possiede il bisogno fondamentale di ricevere stimolazioni ambientali e di sentire di procedere nella propria crescita professionale e umana. Quando questo bisogno si spegne, siamo di fronte all’inizio di una nuova patologia di abulia, apatia, riduzione larvale della natura umana a macchina biologica e vegetale senza anima, senza speranza, senza aspirazioni. Anche un appagamento illusorio di questo bisogno (ad esempio, accontentarsi di un lavoro o di un ruolo nel quale non si apprende più niente, e “raccontarsela”) produce apatia.

Altri materiali su Comunicazione, Coaching, Formazione, Potenziale Umano, Crescita Personale e Professionale, disponibili in questi siti e link:

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