“Abusive supervision is not just a problem for individuals, it’s toxic for entire organizations.” — B. J. Tepper, The Dark Side of Leadership: A Review of Theory and Research, 2007
L’abitudine che non vogliamo vedere
“È fatto così.” Una frase apparentemente innocua, quasi una giustificazione affettuosa, che nei contesti lavorativi viene spesso usata per minimizzare comportamenti che invece dovrebbero allarmarci: urla, umiliazioni, insulti, svalutazioni. Come se la rabbia fuori controllo fosse un tratto caratteriale da accettare. Come se fosse normale. Ma non è normale. Non è normale che il feedback diventi aggressione. Non è normale che si urli, si minacci, si svaluti. Non è normale che chi ha responsabilità non sappia gestire le proprie emozioni. E soprattutto non è normale che tutto questo venga lasciato correre.
I numeri che parlano chiaro
Secondo una ricerca Gallup del 2022, il 18% dei lavoratori a livello globale ha dichiarato di aver subito bullismo o molestie psicologiche sul lavoro negli ultimi 5 anni, con punte del 23% tra i giovani under 25. Questi dati non sono marginali: descrivono una realtà sistemica. Quando la tensione e la pressione diventano la scusa per comportamenti offensivi, il clima lavorativo si ammala. E non si tratta solo di benessere soggettivo: è un tema che tocca la produttività, il turnover, la motivazione, la salute psicofisica.
Essere leader non significa potersi sfogare
Essere leader significa guidare anche nel modo in cui si comunicano frustrazione, urgenza, aspettative. Saper regolare la propria rabbia non è una dote rara: è una competenza minima per chi ha a cuore le persone oltre ai risultati.
L’intelligenza emotiva è stata definita da Daniel Goleman come un elemento chiave della leadership efficace. In “Primal Leadership” (Harvard Business Review, 2001), Goleman scrive: “The fundamental task of leaders is to prime good feeling in those they lead.” Creare un clima emotivo positivo non è un gesto di gentilezza opzionale, ma una responsabilità primaria.
E chi subisce?
Molte persone che subiscono abusi verbali si sentono inadeguate. Si colpevolizzano per non aver risposto. Si vergognano per aver incassato in silenzio. Ma incassare non è debolezza: è una forma di protezione. E la vera forza è continuare a scegliere rispetto, anche quando non lo si riceve.
E chi osserva?
Anche il silenzio è una scelta.
Dire “è fatto così” è una forma di complicità involontaria. Significa legittimare, normalizzare, cronicizzare una dinamica che invece avrebbe bisogno di essere vista e trasformata.
Abbiamo bisogno di ambienti in cui il rispetto sia la regola, non l’eccezione. Abbiamo bisogno di leader emotivamente consapevoli. Abbiamo bisogno di parole nuove e consapevolezze più profonde. La cultura di un’organizzazione si vede anche da ciò che lascia accadere in silenzio.
Un nuovo vocabolario
E se cominciassimo a cambiare linguaggio? Da “è fatto così” a “così non va più bene“. Da “lui è un tipo passionale” a “serve consapevolezza relazionale”. Da “la pressione è tanta” a “anche la pressione ha bisogno di strumenti di gestione”.
Una nota importante, rivolta anche ai leader
Questo non è un articolo per colpevolizzare. So che anche chi guida, spesso, è sotto pressione. So che portare sulle spalle il peso dei risultati, delle decisioni, dei team, delle aspettative può generare frustrazione, solitudine, senso di impotenza. E allora voglio dire anche questo:
Guardare dentro quella rabbia, farsi domande, chiedere supporto, imparare a regolare le emozioni… non è debolezza. È un atto di cura. Per sé stessi, prima ancora che per gli altri. Essere leader emotivamente consapevoli non significa non provare mai rabbia, ma scegliere cosa farne, come usarla, come trasformarla. Ed è una scelta d’amore. Anche verso la propria umanità.
Una visione per il futuro
Immagino luoghi di lavoro dove il rispetto non è un gesto occasionale, ma la base. Dove si può sbagliare senza essere umiliati. Dove anche chi guida può permettersi un momento di fragilità, senza bisogno di esplodere. Immagino ambienti dove la parola “performance” non schiaccia la parola “persona”. Dove la forza si misura nella presenza, non nel volume della voce. Dove il coraggio più grande è quello di guardarsi dentro, non di farsi temere. Non è un’utopia. È una cultura che possiamo costruire, un gesto alla volta, una parola alla volta.
E se il rispetto, in fondo, fosse la forma più alta di competenza? Come cambierebbero le nostre relazioni professionali, se cominciassimo a chiederci ogni giorno: “Sto lasciando spazio alla dignità dell’altro?”
Bibliografia
Mehraein, V., Visintin, F. & Pittino, D. (2023) The dark side of leadership: A systematic review of creativity and innovation. International Journal of Management Reviews, 1–28. https://doi.org/10.1111/ijmr.12334
Semantica articolo. Le parole chiave di questo articolo sono:
Benessere aziendale
Cultura aziendale
Consapevolezza
Emozioni
Empatia
Evoluzione
Intelligenza emotiva
Gestione della rabbia
Lavoro di gruppo
Leadership
Relazioni professionali
Stress
Team
https://cristinaturconi.it/wp-content/uploads/2025/07/Neon-Yellow-and-Black-Simple-Modern-Motivational-Quote-LinkedIn-Article-Cover-Image-1200-x-627-px-2.jpg6271200Cristina Turconihttp://cristinaturconi.it/wp-content/uploads/2021/03/Logopayoff-300x95.pngCristina Turconi2025-07-13 17:52:452025-07-13 16:26:11“È fatto così”: quando l’abuso verbale diventa cultura organizzativa (e come possiamo cambiare)
L’anima libera è rara, ma quando la vedi la riconosci: soprattutto perché provi un senso di benessere, quando gli sei vicino.
Charles Bukovski
La crescita personale assomiglia ad un viaggio compiuto per ritrovarsi, o per scoprire chi siamo davvero, o cosa potremmo essere. Questo vale anche per la crescita professionale. Alla base di tutto vi è la volontà di accedere a nuovi livelli di vita, o a nuovi livelli professionali, e persino a nuovi stati emotivi. Per farlo con successo, tuttavia, serve un modello che ci guidi.
Il modello Deep Coaching, derivazione del Modello HPM (Human Potential Modeling) sviluppato per la crescita del potenziale umano, ha proprio questo scopo.
In particolare, un metodo di crescita personale o professionale deve rispondere ad alcune domande di base:
quali fattori primari prendere in considerazione per liberare il potenziale e di conseguenza le performance?
come si può attivare una buona formazione esperienziale e un coaching in profondità (Deep Coaching) per stimolare la crescita delle energie personali, delle competenze, della progettualità, sino ai valori e alla spiritualità?
Al centro di tutto questo ragionamento c’è la convinzione profonda che umano possa prendere in mano larga parte delle redini del suo destino. Per farlo, occorre fare alcuni cambiamenti radicali, proposti nel Metodo HPM (Human Potential Modeling), che qui trattiamo. Dobbiamo imparare a fare cose che non facevamo prima, come il lavoro bioenergetico sul corpo, il training mentale, e tante altre aree previste nel metodo, e farle diventare abitudini sane e positive per la nostra crescita personale.
Sembra sempre impossibile, finché non viene fatto.
Nelson Mandela
Se fai tuo questo pensiero, scoprirai che puoi avventurarti in nuove strade della vita, crescere, migliorare e cambiare il tuo modo di pensare, il tuo corpo, il tuo stato mentale e la tua comunicazione e i rapporti con gli altri. Puoi arricchire emotivamente la tua vita. Puoi aiutare gli altri a migliorare a loro volta. Puoi lasciare un segno del tuo passaggio. Puoi dare un contributo alla Civiltà Umana.
Il metodo si interessa sia di chi opera nelle performance di élite (testato in 30 anni di lavoro sul campo nel top management, sport agonistici, ma anche progetti aziendali di alta rilevanza strategica) che della vita quotidiana, e delle azioni di tutti i giorni.
È convinzione diffusa che le performance siano sforzi destinati ad un fine. Vero, ma proviamo per un attimo ad invertire il punto di vista, ed osservare le performance umane come un “termometro”, un indicatore del grado di libertà e di auto-espressione raggiunto.
Questo ci permette di trovare un fine molto più nobile che non siano prestazioni aride e fini a sé stesse: l’elevazione verso livelli di energie, competenze e cause superiori, sia in senso materiale che spirituale.
Il tema dominante di tutto il nostro pensiero va ricentrato, e presto.
Dobbiamo spostarlo dal baratro di banalità in cui il pensiero comune, la televisione, i media commerciali, le letture stupide, e la cultura mediana cercano continuamente di spingerci per non farci pensare.
Dobbiamo cambiare i parametri che usiamo per valutare noi stessi e gli altri. Il conto corrente o la bellezza esteriore sono solo indicatori apparenti, e spesso fuorvianti, di chi sia veramente una persona e di quale sia il suo vero valore.
Dobbiamo liberarci dal cancro mentale che tu sia solo Genetica e tu non abbia alcuna possibilità di influire su ciò che sei, a cosa guardi, verso dove sei diretto, e quindi sul tuo futuro. Dobbiamo iniziare a praticare concretamente la crescita personale e non solo a desiderarla.
Qualunque cosa tu possa fare, qualunque sogno tu possa sognare, comincia. L’audacia reca in sé genialità, magia e forza. Comincia ora.
Johan Wolfgang von Goethe
La tua dote genetica può aver deciso la tua altezza, ma sono nelle tue mani il tuo potenziamento muscolare, la tua flessibilità articolare, o il tuo peso, e persino la tua rapidità di ragionamento, o la liberazione dall’ansia mentale e dallo stress inutile, o da un’immagine di sé improduttiva e dannosa. Sono tutti fattori allenabili e lavorabili con un buon programma di coaching e di training, fatti in profondità.
Nel Deep Coaching dobbiamo mettere al centro la sacralità dell’essere umano e il forte bisogno di non sprecare nemmeno una vita, nemmeno un giorno, nemmeno un minuto, in qualcosa che non sia legato ad una visione positiva, di emancipazione e di crescita.
E, per crescere o reindirizzare il pensiero, le buone intenzioni non sono sufficienti. Serve un metodo che aiuti a canalizzare questo sforzo positivo.
Qualsiasi sia la tua età o condizione, non è mai troppo tardi per iniziare o intensificare un lavoro su te stesso orientato alla tua crescita personale o professionale.
Non si è mai troppo vecchi per fissare un nuovo obiettivo o per sognare un nuovo sogno.
C.S. Lewis
Le sei aree primarie del metodo HPM sono divise in tre macro-categorie: energie, competenze, direzionalità, e queste tre categorie a loro volta sono divise in due aree: soft e hard. Questo dà vita a sei celle di lavoro, sei aree di attività sulla crescita personale che valgono sia per le prestazioni fisiche che per quelle mentali o intellettuali. Ed inoltre, si prestano ad un’analisi delle performance sia individuali che di gruppo.
Vorrei esprimere un concentrato di senso in una frase su cui discutere:
Le performance sono un grande banco di prova per la condizione umana… ci parlano dell’istinto umano a crescere, esplorare nuovi orizzonti, ricercare… capire chi sei… e cosa puoi arrivare a fare.
Daniele Trevisani
Ogni gara o competizione mette in moto i principi delle performance, ogni sfida aziendale, sportiva, o personale, ogni progetto, ci costringe a fare i conti con il nostro stato di preparazione e le nostre energie. Ogni volta che sentiamo la volontà di cambiare e migliorarci, la chiamata verso una vita diversa si fa strada in noi e dobbiamo imparare ad ascoltarla e non a silenziarla. Mai.
Le buone intenzioni valgono poco se non diventano un progetto. E francamente, non è decisivo che un progetto abbia successo o fallisca, perché anche da ogni fallimento possiamo imparare. Possiamo evolvere solo se proviamo e ci avventuriamo in strade nuove.
Sbagli il 100% dei colpi che non spari.
Wayne Gretzky
Il viaggio verso la crescita delle energie umane, fisiche e mentali, è un percorso di esplorazione che deve diventare progetto, un progetto di Deep Coaching.
Ognuno può progredire partendo da qualsiasi stato o condizione.
Una persona depressa o ansiosa può iniziare a vedere una luce, e questo è già progresso, tanto quanto il miglioramento di un record mondiale in qualsiasi sport e disciplina.
Una persona immatura può maturare… chi si sente inadeguato in un lavoro può cambiare, ri-orientarsi, formarsi.
Un’impresa in crisi può generare nuove idee o trovare nuove strade, così come un’impresa vincente può fare da traino a tante startup e diventare fonte di utilità sociale per tutti.
Qualsiasi sia la condizione di partenza, occorre credere in sé stessi, nella possibilità di crescere, di migliorare, di fare dei salti in avanti.
Il progresso personale e professionale avviene solo se ci lavoriamo sopra concretamente. Il miracolo della vita è talmente grande che va celebrato e non sprecato, e come sottolinea Einstein:
Ci sono solo due modi di vivere la propria vita: uno come se niente fosse un miracolo; l’altro come se tutto fosse un miracolo.
Albert Einstein (citato in Michael J. Gelb, Il Genio che c’è in te)
Ogni volta che alleni il tuo corpo o la tua mente, rendi omaggio al miracolo della vita che ha reso possibile che in quel giorno tu ti sia potuto allenare e formare, mentre altri più sfortunati, non possono.
Ogni giorno che incontri un pensiero buono, ringrazia per l’incontro e fallo tuo.
Cristina Turconi Executive & Business Coach ICF | Formatrice Aziendale | Facilitatrice Lavoro di Gruppo | Master Trainer in HPM™ Human Potential Modeling | Consulente e Innovation Manager MISE
https://cristinaturconi.it/wp-content/uploads/2022/01/jonas-allert-bcvxqpqdat4-unsplash-scaled.jpg17082560Cristina Turconihttp://cristinaturconi.it/wp-content/uploads/2021/03/Logopayoff-300x95.pngCristina Turconi2022-01-01 18:49:282022-01-01 18:49:28La motivazione di un coaching in profondità (Deep Coaching)